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Libera è il secondo caso in Toscana di suicidio assistito

Libera, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, è morta il 25 marzo scorso attraverso suicidio assistito grazie a un dispositivo a controllo oculare messo a punto dal CNR

Libera, nome di fantasia scelto per tutelare la privacy, una donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla progressiva e completamente immobilizzata, è deceduta nella sua abitazione in Toscana il 25 marzo dopo aver effettuato un suicidio assistito insieme al suo medico di fiducia Paolo Malacarne.

Cos’è il suicidio assistito?

Il suicidio assistito — una procedura consentita in Italia solo in casi ristretti e definiti dalla giurisprudenza — richiede che sia il paziente stesso a provocare la propria morte, pur con l’aiuto medico nella preparazione della somministrazione del farmaco letale. Per una consulenza legale a Firenze sull’argomento segui il link.

Il suicidio assistito è un tema complesso che solleva questioni etiche, giuridiche e morali profonde, in particolare in un contesto come quello italiano, dove la normativa in materia è ancora oggetto di dibattito e discussione. La legge italiana attualmente non prevede una regolamentazione chiara del suicidio assistito, ma piuttosto affronta la questione sotto l’ottica dell’aiuto al suicidio, che è considerato reato ai sensi dell’articolo 580 del Codice Penale.

La legge italiana, pur non avendo ancora legalizzato il suicidio assistito in senso stretto, ha comunque mostrato una certa apertura, come nel caso della sentenza della Corte Costituzionale nel 2019, che ha fissato dei paletti per la possibilità di accesso al suicidio assistito in particolari condizioni. La Corte ha stabilito che, in presenza di una richiesta esplicita e consapevole da parte del paziente, affetto da una malattia irreversibile che causa sofferenze intollerabili, non si può punire l’aiuto al suicidio.

Il caso di Libera in Toscana

Libera aveva ottenuto dalla Usl Toscana Nord Ovest il via libera per l’accesso alla procedura di aiuto medico alla morte volontaria a luglio 2024. Tale procedura è stata possibile solo grazie a un dispositivo innovativo a comando oculare, sviluppato e predisposto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) su indicazione del tribunale di Firenze.

Il macchinario combina un puntatore oculare con una pompa infusionale che consente alla paziente — incapace di muovere qualsiasi parte del corpo — di attivare autonomamente l’infusione del farmaco letale tramite i movimenti degli occhi.

Secondo il medico che l’ha seguita in questi anni, Paolo Malacarne, Libera ha affrontato il momento con determinazione: poco prima di morire, dopo una lunga battaglia per ottenere il via libera alla procedura durata due anni, ha sorriso e pronunciato parole di forza, quindi ha prima utilizzato i movimenti oculari per verificare il corretto funzionamento del dispositivo e poi per auto‑somministrarsi la sostanza mortale.

Libera è la 14ª persona in Italia ad aver potuto accedere al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana.

Nel messaggio affidato all’Associazione Luca Coscioni, che ha seguito il suo caso, Libera ha sperato che la sua vicenda potesse servire ad aiutare altri ad ottenere più rapidamente un diritto che in Italia comporta spesso una lunga attesa e numerose battaglie legali.